Inquietanti analogie tra il film “I ragazzi del Brasile”, tratto dall´omonimo libro di Ira Levin, e quanto sostenuto da uno storico argentino, Jorge Camarasa, noto per le sue ricerche sui criminali nazisti rifugiati dopo la caduta del terzo Reich in Sud America. Nel suo ultimo libro “Mengele, l'angelo della morte in Sudamerica”, fa risalire l’elevato numero di parti gemellari (uno su cinque) che si sono verificati a Candido Godoi, una cittadina brasiliana, agli esperimenti genetici del medico nazista. A stupire non è solo la percentuale di gemelli, ma anche il fatto che siano tutti biondi con gli occhi azzurri. Quasi dei piccoli ariani.Per anni ricercatori hanno cercato, senza successo, le cause di questo strano fenomeno, finché non è emerso che nel 1963 Joseph Mengele approdò proprio nella cittadina del Rio Grande do Sul, durante la sua fuga dagli agenti del Mossad dopo essere stato in Argentina, Uruguay e Paraguay .
Qui trovò le condizioni ideali per agire indisturbato, essendo la località in aperta campagna, lontano da centri abitati e dove otto residenti su dieci sono discendenti di emigranti tedeschi, orgogliosi delle proprie origini. La cittadina diventò il suo laboratorio a cielo aperto.
Già essendosi spacciato per veterinario capace di riprodurre i migliori esemplari delle proprie mandrie in Argentina, a Candido Godoi si dedicò alla cura delle donne in gravidanza, somministrando medicinali e preparati, apparentemente come avrebbe fatto qualunque medico condotto. In realtà pare cercasse di portare a termine gli esperimenti iniziati ad Auschwitz volti a dimostrare come la chiave per la creazione della razza ariana andasse cercata nel sistema biologico dei gemelli. Esperimenti che continuano, forse, a portare i loro frutti anche adesso, 30 anni dopo la misteriosa morte di Mengele nei pressi di San Paolo .
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